ROBOT FESTIVAL / SOPHIE BIRCH MARIO BATKOVIC

Il “rumore del mondo” può diventare intrigante melodia? La routine quotidiana può trasformarsi, processata in maniera obliqua con classe e delicatezza, in un racconto sonoro sorprendente? In mano a Sofie Birch, la risposta da dare a questi interrogativi diventa un’avventura artistica sottile, raffinata, affascinante, a più dimensioni, "aumentate" anche dal sassofono di Nana Pi, in questo concerto che è la prima presentazione live dell'ultima release discografica "Holotropica". Nel momento poi in cui, nel secondo concerto in programma nella serata, il bosniaco Mario Batkovic trasforma uno strumento tradizionale come la fisarmonica in un ipnotico strumento dell’ultra-futuro, allora davvero ci sono tutte le traiettorie e le coordinate per arrivare ad una dimensione inedita, sorprendente, superiore. Il secondo appuntamento realizzato in collaborazione col festival ROBOT esplora davvero terre sonore, culturali ed emotive preziose.

 


VITE STRAORDINARIE / GENNADIJ ROŽDESTVENSKIJ

Il secondo appuntamento di Vite straordinarie prevede la presenza a Bologna del grande regista francese Bruno Monsaingeon, che introdurrà al pubblico il suo affresco di uno degli ambienti culturali più intensi e ricchi del XX secolo, un fiore raro e prezioso cresciuto nell’Unione Sovietica del Terrore staliniano, della censura, delle deportazioni e delle epurazioni. Con mano magistrale, Monsaingeon ci offre da una parte rari frammenti incentrati su Prokof’ev, Šostakovič, Stravinskij, mentre dall’altra compare minaccioso Stalin, che rende più che mai vivido il senso dell’oppressione inflitta a musicisti e artisti in genere dal dittatore. A raccontarci questo momento storico è Gennadij Roždestvenskij (1931-2018), ultimo rappresentante dei direttori d’orchestra dell’era sovietica, che accosta con umorismo e sincerità la sua poetica della musica agli aneddoti su Tichon Chrennikov, il famigerato segretario generale dell’Unione dei Compositori Sovietici.

INTRODUCE BRUNO MONSAINGEON


IL RACCONTO DI FILIPPO

Chi era San Filippo Neri? Perché a Bologna c'è un Oratorio che porta il suo nome? Quali sono i tesori artistici che custodisce? Domande cui offre una risposta 'Il racconto di Filippo', spettacolo itinerante che è un po' visita guidata e un po' performance teatrale. Si tratta di un percorso spettacolare per gruppi ristretti di spettatori: tre attori conducono il pubblico negli angoli più suggestivi dell'Oratorio, dando voce ad alcuni personaggi storici e fantastici legati al luogo, a partire da San Filippo Neri, il Santo della gioia che terrà le fila della narrazione. Ma appariranno anche un'immaginaria moglie di Ludovico Carracci (di cui l'Oratorio ospita il celebre 'Ecce Homo') il cardinale Lambertini (che inaugurò l'Oratorio nel 1733) e la figura di una misteriosa donna scampata dai bombardamenti del 1944.

 

Biglietti acquistabili su Viva Ticket

 


EMANUELE ARCIULI / AMERICAN LANDSCAPES PER 5 TASTIERE

Un pianista da solo, in scena. E intorno a lui un coro di cinque diversi strumenti “da tasto”: un pianoforte a coda, un pianoforte preparato, un clavicembalo, una tastiera elettronica e un toy piano. È musica per gli occhi, oltre che per le orecchie, il recital che Emanuele Arciuli dedica alla musica del Nuovo Mondo. Un continente vasto, eclettico, molteplice, percorso da tensioni opposte, del quale Arciuli possiede una profonda conoscenza. Nel suo programma scorre da John Cage a George Crumb, da Marga Richter a Julia Wolfe, Annie Gosfield e Missy Mazzoli. Accanto a lui, sullo stesso orizzonte, il raffinato “disegno del suono” di Nicola Monopoli. Precede il concerto un incontro con il pubblico tenuto da Arciuli, alle ore 18.30, nel vicino Museo di San Colombano: Keyboards Variety sarà un suggestivo viaggio in America, zigzagando tra tasti bianchi e tasti neri.


IVA ZANICCHI / UN ALTRO GIORNO VERRA’

Attilio è stato il capostipite della famiglia Vezzoli. Nel primo Novecento, ogni autunno con i suoi cari e con i lavoranti, undici persone più un gregge di cinquecento pecore, lasciava il paese sull'Appennino Tosco-Emiliano e si spostava in Maremma per la transumanza. Tognin, ultimo dei cinque figli di Attilio, sogna di sposare la sua Ginetta, che ama da quando è bambino. La vita andrà diversamente ma gli regalerà comunque grandi gioie tra le quali il nipote Lorenzo, il primo dei Vezzoli a lasciare le terre dell'infanzia per scoprire il mondo: finirà imbarcato come allievo commissario sul transatlantico Princesse, diretto a New York. Un altro giorno verrà, è una saga familiare popolata da personaggi di straordinaria volontà e dignità, animati al tempo stesso dal desiderio di conquistare il futuro e da un profondo attaccamento alle proprie radici.


ANTONIO SCURATI LE MARCE SU ROMA, 28 OTTOBRE 1922

Il 28 ottobre 1922, circa 25.000 camicie nere si diressero sulla capitale rivendicando dal sovrano la guida politica del Regno d’Italia e minacciando, in caso contrario, la presa del potere con la violenza. Antonio Scurati, professore all’Università IULM, editorialista del «Corriere della Sera» e autore dei romanzi della saga di M. dedicati a Mussolini e al fascismo, condurrà il pubblico in quelle giornate convulse e soprattutto a tutto quanto dopo quel 28 ottobre 1922 non è più stato lo stesso.

Antonio Scurati dialogherà con Antonio Franchini, autore e direttore editoriale di Giunti

 


SIMONE RUBINO / THE WAVE

Torinese, 29 anni, Simone Rubino è una felice anomalia sulla scena musicale europea. Nelle sue mani, e attraverso il suo corpo, l’insieme degli strumenti a percussione è diventato un universo in perenne espansione. Piatti, gong, marimbe, tamburi, temple-block, xilofoni, claves si sono trasformati da attori secondari in protagonisti, in voci soliste: lo dimostra un brano come The Wave della compositrice giapponese Keiko Abe, dove la marimba acquista la potenza d’attrazione di un pianoforte gran coda. Simone Rubino monta il suo programma senza distinzione di genere, epoca, stile, appartenenza: accanto ai “classici” (Cage, Xenakis), troviamo intersezioni con la poesia di Mariangela Gualtieri (Curtoni), l’elettronica (Cangelosi) e il barocco (Bach). L’espansione continua.


FEDERICO TADDIA CON SISSI / DEDICATO A MARGHERITA HACK

Federico Taddia e Sissi si incontrano per raccontare la figura dell'astrofisica di fama mondiale scomparsa nel giugno 2013. Scienziata, accademica, divulgatrice, attivista: ha vissuto tante vite questa straordinaria donna divenuta icona popolare. A lei l'artista Sissi ha dedicato una statua in bronzo (alta 270 centimetri) collocata in largo Richini a Milano. Federico Taddia è invece l'autore di un libro, Nata in via delle cento stelle (Mondadori), che ripercorre la sua eccezionale vita. Hack ha avuto molti sogni: dall'atletica, in cui sperava di conquistare una medaglia alle Olimpiadi, alla bicicletta fino alle stelle. Stelle scoperte a scuola un po' per caso che le hanno illuminato il cammino fino ad arrivare alla guida dell'osservatorio astronomico di Trieste. Divenendo la prima direttrice donna in Italia.


TEO TEOCOLI / EL PIEDE DE DIOS

La vera storia di Brigitte Lampion, calciatore gentiluomo

Se nasci a Talavera de la Reina, a sette anni sei alto un metro e settanta e le scarpe te le confeziona un maniscalco, avere come passione il calcio può sembrare una scelta infelice. Ma è la scelta di Brigitte Lampion, un gigante buono, generoso e un po’ rompiballe a causa dell’abitudine impopolare di intonare canzoni arabe della durata media di centosette minuti. Dalla Spagna alla periferia di Parigi all’Italia, Lampion insegue il sogno di conquistare gli stadi del mondo indossando i colori di una squadra famosa. La sua avventura conosce alti e bassi fino ai quarant’anni quando il successo arriva grazie al suo celebre tiro rasoterra. Alla partita d’addio di anni Lampion ne ha settanta. Un fenomeno in tutti i sensi, la cui storia Teo Teocoli ci racconta in una narrazione capace di stupire, di azione in azione, fino all’ultimo gol.


ANDREAS STAIER / FORTE-PIANO

Il recital al fortepiano di Andreas Staier, interprete tra i più rinomati al mondo, completa il percorso intorno agli strumenti a tastiera proposto quest’anno nel corso della rassegna Il Nuovo l’Antico. Nel mondo sonoro di Andreas Staier all’origine c’è come sempre il pianoforte. Ma ben presto si affacciano prima il clavicembalo e poi, verso la metà degli anni Ottanta, il fortepiano. È la scoperta di un suono “nuovo”, morbido, delicato, ma capace di improvvise variazioni di timbro, di dinamica, di fraseggio: la via più diretta per tornare alla purezza, alla “verità sonora”, della musica preclassica e di quella protoromantica. Con il suo fortepiano Staier illumina di luce nuova Haydn, Mozart e il più radicale, innovativo, sperimentale tra i figli di Bach: Carl Philipp Emanuel.