ELENA ANTONIOU | LANDSCAPE
Landscape è uno spettacolo di scelte, di libertà e emancipazione, in cui danzatrice e pubblico sono autonomi, liberi di muoversi e guardare, liberi di rispettare le distanze, decidendo quali prossimità e quali prospettive si sentono proprie. Il pubblico osserva il corpo attivo di Antoniou che si autodetermina attraverso una sensualità scelta, ostentata e di cui è l’unica padrona. Sceglie di esplorare il linguaggio della sessualità con il suo corpo, femminile e sicuro, rivendicando il piacere di mostrarsi. È
chi osserva che mette lo sguardo e il corpo al suo servizio, decidendo quanto guardare, avvicinarsi o "tramite la distanza" amplificare l’esperienza collettiva della performance.
LALISH THEATERLABOR (AUSTRIA) | MEMORY
Memory
Performance della pluripremiata performer vocale curda Nigar Hasib dell’ensemble viennese Lalish theaterlabor
La performance intreccia armoniosamente corpo, spazio, suono, oggetti e immagini, fondendo live e video performance in un unico flusso. I testi provengono da culture e lingue diverse (sumero-accadico, curdo, copto-egiziano) e da una lingua originale frutto dell’assidua ricerca vocale sviluppata da Nigar Hasib.
Note sulla compagnia
Lalish theaterlabor
l Lalish Theaterlabor, fondato nel 1998 a Vienna da Nigar Hasib e Shamal Amin, è un laboratorio artistico sperimentale dedicato alla ricerca rituale e alla performance interculturale. Da oltre vent’anni sviluppa creazioni originali, workshop innovativi e progetti di dialogo tra culture, con tournée in Europa, Nord Africa e Asia. La sua metodologia si concentra sul “corpo presente nello spazio e nel tempo”, intrecciando tecniche vocali e performative provenienti da tradizioni mesopotamiche, anatoliche e occidentali. Lo spazio scenico è concepito come un cerchio che annulla la distanza tra performer e spettatore, favorendo un’azione condivisa e un’interazione energetica intensa. Nel 2023 ha ricevuto l’Austrian Art Award per il suo contributo innovativo alla scena culturale austriaca.
INSTABILI VAGANTI - FONDAZIONE ROCCA DEI BENTIVOGLIO | LUCE
LUCE
Ispirato alle Poesie di Pasolini, in occasione della celebrazione dei 50 anni dalla morte dell’intellettuale
“La poesia è qualcosa di oscuro, che fa luminosa la vita”
LUCE è un’esperienza immersiva che intreccia le parole poetiche e visionarie di Pier Paolo Pasolini con la musica classica di Bach e Couperin eseguita dal vivo e un minuzioso lavoro di video proiezioni mapping in site-specific, creando un viaggio sensoriale tra poesia, suono e luce, che restituisce allo spettatore il respiro profondo dei versi dell’intellettuale, dando corpo e voce alla sua tensione esistenziale, alla sua denuncia sociale, alla sua struggente ricerca di verità.
Le note del piano e del cembalo avvolgono le parole in un abbraccio sonoro amplificandone il respiro e l’emozione, mentre le video proiezioni immersive trasportano il pubblico in una dimensione onirica e simbolica, cara alla filmografia dell’autore e cineasta: le parole si muovono, si deformano, si frantumano e si ricompongono, diventando esse stesse immagini pulsanti, che ricoprono Il corpo del performer, come se la poesia fosse una seconda pelle.
Corpo che diventa schermo e veicolo della poesia: i versi lo attraversano, lo percuotono, lo accarezzano e lo dissolvono, creando un dialogo costante tra immagine, suono e carne viva; corpo che si fa poesia, che incarna il tormento e la bellezza del pensiero Pasoliniano.
LUCE non è solo un concerto spettacolo, è un’esperienza totalizzante che invita il pubblico a vedere la poesia oltre le parole, a sentirne la vibrazione profonda, a lasciarsi attraversare da immagini e suoni che trasformano i versi di Pasolini in una nuova forma di espressione contemporanea.
Un tributo vivo e pulsante a un poeta che continua a illuminare il nostro presente.
Note sulla compagnia
Instabili vaganti
La compagnia lavora in tutto il mondo attraverso progetti di ricerca pluriennali che uniscono tradizione e innovazione, impegno civile e pratiche di attivismo sociale, partendo da indagini sul campo e generando opere che coinvolgono artisti di diverse discipline e pensatori da tutto il mondo. Grazie al linguaggio fisico dei performer, alla drammaturgia originale in più lingue, alla sperimentazione musicale, visiva e multimediale e al costante lavoro di ricerca e formazione, il suo lavoro è apprezzato in tutto il mondo.
INSTABILI VAGANTI | UTOPIE MIGRANTI
Utopie Migranti
Progetto speciale con giovani artisti discendenti di emiliano-romagnoli nel mondo provenienti da Francia, Argentina, Brasile, Perù, Uruguay, Cile, nell’ambito del bando Boomerang della Consulta Emilia-Romagna
“Dove siamo a casa?
Nel luogo in cui siamo nati o dove stiamo diventando adulti?
Oppure ancora dove abbiamo trovato rifugio?
Ovunque o da nessuna parte?”
Utopie migranti è un viaggio nella memoria collettiva delle nuove generazioni di discendenti italiani che vivono in diversi luoghi del pianeta, alla scoperta delle proprie origini e della propria identità.
Corpi, voci, storie, abitano una città globale, generando un mosaico culturale che si fa rappresentazione vivente di un cosmopolitismo contemporaneo.
Note sulla compagnia
Instabili vaganti
La compagnia lavora in tutto il mondo attraverso progetti di ricerca pluriennali che uniscono tradizione e innovazione, impegno civile e pratiche di attivismo sociale, partendo da indagini sul campo e generando opere che coinvolgono artisti di diverse discipline e pensatori da tutto il mondo. Grazie al linguaggio fisico dei performer, alla drammaturgia originale in più lingue, alla sperimentazione musicale, visiva e multimediale e al costante lavoro di ricerca e formazione, il suo lavoro è apprezzato in tutto il mondo.
CIA MARIANTÒNIA OLIVER (SPAGNA) | LAS MUCHAS
Las Muchas
progetto performativo e coreografico che esplora la fragilità, la libertà e la potenza dei corpi maturi, spesso esclusi dal “corpus” sociale
La coreografa Mariantònia Oliver porta in scena con sé, un ensemble di donne non professioniste over 70, che attraverso una coreografia semplice ma potente, creando un vero e proprio “affresco generazionale” che riflette un’esperienza condivisa di resilienza e presenza e offrendo, allo stesso tempo, una narrazione intima e politica della femminilità matura.
Note sulla compagnia
Cia Mariantònia Oliver
Mariantònia Oliver è una coreografa, danzatrice e pedagoga originaria di Maiorca, con una lunga carriera dedicata alla creazione e alla promozione della danza contemporanea.
Dopo aver fondato la propria compagnia a Barcellona nel 1989, si è trasferita stabilmente a Maiorca, dove sviluppa progetti artistici con un forte legame sociale e comunitario. Ha firmato numerose creazioni per il pubblico adulto e familiare, spesso intrecciando danza, teatro e arti visive, e portandole in festival e teatri internazionali. Il suo lavoro più recente include progetti di danza comunitaria che coinvolgono persone anziane e gruppi a rischio di esclusione, con un approccio inclusivo e partecipativo. Parallelamente, dirige EiMa, un centro di creazione e un festival che promuove la ricerca artistica e lo sviluppo culturale nel territorio mallorchino.l mondo.
KEPLER-452 | ALBUM
Ricordo e dimenticanza sono le parole chiave che hanno motivato l’Album di Kepler-452. Album è uno spettacolo che parla della memoria, di come funziona, di come non lo sappiamo, di cosa succede quando smette di funzionare. Album è una raccolta di fotografie di varie parti d’Europa che compongono una storia espansa, sospesa tra l’infinitamente piccolo del privato delle nostre vite minuscole e l’infinitamente grande dei disastri che ci troveremo a fronteggiare e che già oggi presentano il conto. Album parla di anguille, ricordi, scatoloni, strutture sanitarie, alluvioni, camminando in mezzo agli spettatori.
Per prenotarsi cliccare qui scegliendo la data desiderata.
TEATRO DELLE ARIETTE | NOI SIAMO UN MINESTRONE [Imagine]
In uno spazio quadrato, al centro su tavoli bassi, ci sono due pentole e tutto il necessario per fare il minestrone. Attorno, attori e spettatori, seduti sulle sedie. Più che uno spettacolo meglio pensarlo come un incontro, un pezzo di tempo, un’ora di tempo vissuta poeticamente cercando quello che c’è prima delle parole e quello che resta dopo che sono state pronunciate e dimenticate. Un pezzo di vita per tutte le cose da raccontare, sull’amore, sul teatro, sulla forza delle piante e l’energia degli animali, su come sarebbe facile, in fondo, essere felici. In un tempo di guerre, uno spettacolo per raccontare l’amore. Uno spettacolo per ritrovare il senso e il piacere del gioco. Uno spettacolo per immaginare il presente.
Biglietti disponibili al link: VivaTicket - Teatro delle Ariette.
*LINK: https://www.vivaticket.com/it/ticket/noi-siamo-minestrone/264203*
EROSANTEROS | LIBIA
Come ha fatto l’artista-attivista Gianluca Costantini proponendo alla giornalista d’inchiesta Francesca Mannocchi di trasformare in un’opera di graphic journalism i suoi reportage, così ErosAntEros trasforma le potenti immagini e parole di Costantini-Mannocchi in uno spettacolo multidisciplinare, di forte impegno civile e di alto valore estetico, che crea l’occasione per confrontarsi con il musicista Bruno Dorella.
Tre gli elementi fondamentali: voce, musica e disegni animati.
Il tema è la Libia dei nostri giorni, ma una Libia diversa da quella dei media: È la Libia dei libici, la Libia delle code fuori dalle banche per procurarsi una moneta che non ha più valore.
La Libia dei ragazzi che hanno combattuto il regime di Gheddafi e ora lo rimpiangono perché almeno, “quando c’era lui”, si sentivano sicuri; e non mancavano soldi, corrente elettrica, benzina. La Libia delle madri ferme alla finestra in attesa di figli che non torneranno. La Libia degli anziani che hanno attraversato decenni di dittatura e si guardano sempre le spalle. La Libia della gente comune che subisce ogni giorno
ricatti dei militari, abusi, rapimenti, e vive perennemente nel terrore. Da circa un decennio la questione libica divide l’opinione pubblica italiana ed europea. Da un lato chi è stato favorevole all’intervento armato nel 2011, dall’altro i contrari. Da un lato chi pensa che il flusso dei migranti vada fermato, dall’altro chi ritiene che i migranti imprigionati in Libia abbiano il diritto di fuggire ed essere salvati da trafficanti e sfruttatori. Ma come sempre la realtà è più complessa. Occorre conoscerla. Questo spettacolo, come il libro da cui trae ispirazione, vuole essere un passo in più per farlo.
CRISTIANA VACCARO | BRUTTA
Chi ha detto che, per occupare uno spazio pubblico, per vivere appieno in società, si debba per forza essere belle? Questo monologo brillante, tratto dall’omonimo successo letterario edito Rizzoli di Giulia Blasi e interpretato dalla multiforme Cristiana Vaccaro, per la regia di Francesco Zecca, racconta la storia del corpo della protagonista. L’umorismo dello spettacolo dona leggerezza e profondità a questa riflessione sul femminile, mai retorica, estremamente attuale, che attraversa fino ai giorni nostri un universo caleidoscopico fatto di strade polverose anni ‘70, di cartoni animati anni ‘80, di donne-frutta e facce da stronza, di primi amori (e prime delusioni) a ritmo di successi sanremesi anni ‘90.
TOMMASO RAGNO | UNA RELAZIONE PER L'ACCADEMIA
Si chiama Pietro il Rosso la scimmia a cui Franz Kafka dà voce nel 1917 con un
racconto breve pubblicato su una rivista. Pietro viene catturato mentre è con il suo
branco, lo feriscono due pallottole, una in modo non grave al volto, ma che gli darà il soprannome di “il rosso”, l’altra all’anca, che lo rende zoppo. Dopo la prigionia, in una cassa mentre raggiunge l’Europa su una nave, Pietro capisce: può imitare molto bene gli uomini, può in questo modo garantirsi la libertà, o meglio, una forma di libertà, che lo porterà nei teatri ad esibirsi. Dopo quasi cinque anni, gli antropologi che lo invitano all’accademia per ascoltare la sua storia, trovano davanti a loro una scimmia-uomo calma, riflessiva, ironica, che racconta il suo percorso con una vena di malinconia, rabbia ed accusa che percorre tutto il racconto.










