PERFORMAZIONI INTERNATIONAL WORKSHOP FESTIVAL / LA CITTÀ GLOBALE INSTABILI VAGANTI
Nell’ambito dell’International Workshop Festival PerformAzioni, l’oratorio San Filippo Neri, diventa una residenza artistica ospitando i performer internazionali che prenderanno parte a due workshop. Il primo, In the Cities, diretto da Instabili Vaganti, rivolto ad attori e performer, esplorerà il rapporto tra contemporaneità e tradizione, realtà e virtualità, globalizzazione e identità culturale di una città e dei suoi abitanti e culminerà con la performance Megalopolis#Bologna. Il secondo, diretto dall’acclamato regista e drammaturgo uruguayano Sergio Blanco, rivolto a dieci drammaturghi, prevede una sessione di scrittura pubblica e collettiva, sul tema della città globale con un esito finale in forma di spettacolo al San Filippo Neri o in una piazza della città.
LA LEZIONE / LETTURA NON DRAMMATICA DEL DRAMMA COMICO DI EUGÈNE IONESCO
Un ritornello: teatro dell’assurdo, teatro dell’assurdo... “Assurdo”: cosa è assurdo? Cosa altro mai sarebbe un vivente ballonzolante su due zampe o svolazzante con un paio di ali se non un assurdo accettato come dato di fatto? Tutto è “assurdo” e, nel caso specifico di La lezione, lo è il volersi occupare dell’istruzione e del crimine che commette il docente ogni giorno sui suoi discenti nati tutti diversi uno dall’altro, con l’intento di modificarli, di educarli, di renderli con questo simili l’uno all’altro per salvare la società dalla confusionaria, pericolosa varietà.
Per poi, avvelenarli con l’uniformità, la piattezza, la semplificazione unificante.
Se si moltiplicano questi "omicidi" per il numero dei docenti operanti nel mondo, si comprenderà quale smisurato sterminio si commetta ogni giorno.

ABBAGLI CHE ILLUMINANO / LA LEZIONE DEGLI ERRANTI
Giunta alla sua sesta edizione, ErrorDay, Giornata mondiale dell’Errore, avrà come tema educazione ed errori. Ho chiesto ai miei studenti: qual è il tuo più grande errore? “Sono troppo buona...” Siamo molto bravi a vedere gli errori degli altri, a mostrare la nostra ragione. Ma ammettere i propri sbagli è troppo difficile, come se il crollo delle nostre convinzioni e degli abbagli presi siano eventi bizzarri, l’eccezione che conferma la regola, casi rari o aberrazioni inspiegabili che ci fanno sentire profondamente idioti, avviliti e imbarazzati, ignoranti, indolenti e pazzi, disattenti, distratti, timidi o sbruffoni, pieni di pregiudizi, razzisti, aggressivi e prevaricatori.
La complessità del mondo, la fallacia dei nostri sensi, i numerosi pregiudizi e i tanti sbagli che ne possono nascere, indicano inequivocabilmente come l’errore non sia raro.
La stessa storia della scienza mostra come teorie scientifiche considerate inattaccabili si siano poi rivelate errate e come la scienza proceda cogliendo e correggendo quegli errori che, nel corso del tempo, a loro volta, potrebbero rivelare tali aggiustamenti come errati. In tutti i campi, dalla medicina all’istruzione, le verità accettate di oggi possono divenire gli errori di domani.
“Si enim fallor, sum” scriveva ne La città di Dio, Agostino a indicare che sbagliare è costitutivo del nostro essere, di quello che in qualche modo siamo.
E allora cosa e come possiamo insegnare, istruire ed educare se neppure ricordiamo o sorvoliamo sulla differenza tra queste azioni? E se ci rivolgiamo a chi talvolta cerca solo conferme, gratificazioni per un piccolo sforzo, come se per diventare Leonardo, Dürer, Mozart o Kubrick, basti andare a scuola, dove spesso chi è incapace e incompetente non si accorge delle proprie incapacità e lacune e, anzi, ha una sovrastima delle proprie possibilità mentre chi sa, e sa di non sapere, si sottostima, lasciando spazio e voce ai cialtroni? Perché allora non parliamo dei banchi di scuola, che una volta ergonomicamente obliqui ridiventano piatti, dell’abbandono dei grembiuli, dell’accettazione del telefonino in classe, delle diagnosi di fobia scolastica nelle scuole superiori (l'obbligo scolastico, in Italia, termina all’incirca a 16 anni), della persistenza dei decreti delegati, dei ricatti dei genitori e di tanti altri problemini?
Come si fa ancora a parlare di educazione? Ma proprio questo si tenterà di fare scherzando seriamente con l’entomologo Gianumberto Accinelli, le parafrasi di Alberto Piancastelli, le Cattive maestre di Clelia Sedda e Sotto gli occhi di tutti di Annagiulia Gramenzi, passando per altri illustri luminari, ma soprattutto luminosi, ospiti d’errore.
La giornata mondiale dell’errore sarà un viatico per deviati, un errare alla ricerca di quella luce che ci conduce verso nuovi lidi.
Ideato e condotto da Clelia Sedda, cattiva maestra di modestia.
Musiche originali eseguite dal vivo da Roberta Giallo.
In collaborazione con:

BRUNO DAMINI / FAME E FAMA DALLA VOCE DI GRANDI ATTORI
Dal volume delle Edizioni Minerva che dà il titolo alla serata, e dalle 9 puntate di una sua rubrica recentemente andata in onda su Rai Radio 3 “Pantagruel” a cura di Laura Palmieri, il giornalista-scrittore Bruno Damini commenta le registrazioni audio di cinque sue interviste dei primi anni Novanta a grandi protagonisti della scena teatrale e cinematografica, oggi scomparsi, sui temi della fame reale o metaforica, del mangiare in scena e di quando la fama di successo mordeva più di quella materiale. Parlare di fame è parlare di vita e per l’attore la vita si confonde col suo “doppio” teatrale. A distanza di oltre vent’anni la ricchezza di quelle confessioni è carica di emozioni e quelle voci oggi “si fanno carne” all’ascolto per l’immediata riconoscibilità e la spontaneità testimoniale.
Voci in scena di: Nanni Loy (La lezione di Totò sui bisogni primari), Franca Rame (La fame vera degli ultimi), Nino Manfredi (L’eredità del nonno “alfabeta”), Gino Bramieri (Un comico fa ridere anche quando ha fame), Paolo Poli (Nelle mie fiabe non si mangia mai).
Introduce e dialoga con l’autore Laura Palmieri, Rai Radio 3
GIULIANA MUSSO / LA FABBRICA DEI PRETI
Ancora un lavoro di indagine per un’attrice sensibile e stimata come Giuliana Musso. Lo spettacolo, da lei scritto e interpretato, intreccia tre diverse forme di racconto: un reportage della vita dei seminari anni ‘50-’60; la proiezione di tre album fotografici ed infine la testimonianza vibrante di tre personaggi tutti interpretati da Musso. Gli anziani sacerdoti si raccontano con franchezza: la giovinezza in seminario, i tabù, le regole, le gerarchie, l’impatto con il mondo, la scoperta di una personale forma di felicità umana. Lo sfondo di ogni narrazione è la cultura cattolica che ha generato il nostro senso etico e morale. E così lo spettacolo, molto lodato dalla critica, parlando di ex seminaristi racconta di noi, delle nostre paure e delle nostre ipocrisie.
MARCO CAVICCHIOLI / CUORE DI TENEBRA DI JOSEPH CONRAD
È la storia di un viaggio per risalire il fiume Congo al centro dell’Africa da parte del narratore Charles Marlos. Lui racconta la sua avventura a bordo di un’imbarcazione ancorata in un’ansa del fiume Tamigi, vissuta con l’ossessione per il commerciante d’avorio Kurtz. Joseph Conrad nel celeberrimo racconto ‘Cuore di tenebra’ (pubblicato per la prima volte a puntate nel 1899 su una rivista) traccia un parallelismo fra Londra e l’Africa intesi come luoghi dell’oscurità. L’autore effettuò davvero quel viaggio nel 1890 e i personaggi sono ritratti di figure realmente esistite, incontrate in quella occasione. Al romanzo, che Marco Cavicchioli legge e racconta, si è liberamente ispirato Francis Ford Coppola per il film ‘Apocalypse Now’ ambientandolo però in Vietnam.
PROCESSO ALLA RICERCA / SENZA LE DONNE SI PUO'?
Nobel mancati, relegate a ghost writers, presunta incapacità genetica
Sul banco degli imputati le donne che arrivano a fatica all’apice della carriera universitaria e non solo. L’accusa presenterà le debolezze di un genere tacciato di essere incapace di fare squadra, di mettersi in evidenza, di emergere, dimostrandosi. La difesa argomenterà su una discriminazione presente ai più alti livelli istituzionali, su giudizi negativi - che orientano l’opinione pubblica - formulati da luminari in materie spesso non pertinenti rispetto ai giudizi espressi. Il processo sarà all’americana, con un giudice e una giuria. La giuria, composta da ricercatrici/ori e da alcune persone del pubblico che la sera stessa vorranno aderire, emetterà il verdetto finale.

BRUNO DAMINI / FAME E FAMA DALLA VOCE DI GRANDI ATTORI
«Cos’è la fame per te?», così Bruno Damini (fino al 2013 direttore comunicazione dell’Arena del Sole-Nuova Scena-Teatro Stabile di Bologna) apriva le interviste a una settantina di protagonisti della scena teatrale e del cinema italiano nella prima metà degli anni Novanta evocando ricordi di “gavetta” degli inizi, profumi di cucina dell’infanzia, interpretazioni legate alla fame e al cibo, ricette e passioni golose. Da quelle registrazioni su audiocassetta sono state tratte 9 puntate di una recente trasmissione per Rai Radio 3, il volume di Minerva con le inedite voci narranti di 28 grandi attrici e attori oggi scomparsi e questa serata condotta e commentata dall’autore col supporto di immagini inedite. Introduce Claudio Cumani
CESAR BRIE E GLI ALLIEVI DELLA SCUOLA DI TEATRO DI BOLOGNA / PROVE D’ATTORE
Cesar Brie, uno dei maestri del teatro internazionale del Novecento, ha condotto con una ventina di giovani allievi del terzo anno del corso della Scuola di Teatro di Bologna. Un lungo lavoro di costruzione di uno spettacolo, partendo dalla elaborazione di una serie di immagini legate a tematiche di varia natura. Ora quel lavoro, quasi alchemico, nato nel segno dell’improvvisazione, viene restituito al pubblico del LabOratorio trasformandosi in una testimonianza della cifra poetica del regista argentino. Cesar Brie, fondatore della Comuna Baires di Buenos Aires, si rifugiò nel ‘75 in Italia per sfuggire alla dittatura argentina. Dopo una lunga parentesi danese accanto alla musa dell’Odin Teatret Iben Nagel Rassmunsen, si trasferì poi in Bolivia dove fondò il Teatro De Los Andes. Molti suoi spettacoli continuano a essere in tournée nei teatri italiani.
MARCO CAVICCHIOLI / LA LEGGENDA DEL GRANDE INQUISITORE DI FEDOR DOSTOEVSKIJ
Può essere analizzato e compreso anche fuori dal contesto dei ‘Fratelli Karamazov’ questo celeberrimo racconto (è un capitolo del romanzo) di Fedor Dostoevskij. È Ivan Karamazov a esporre al fratello Aleksej una storia allegorica di sua invenzione ambientata in Spagna ai tempi della Santa Inquisizione. Ed emerge netto il profilo psicologico, antropologico e filosofico del grande scrittore russo. Filosofia morale, politica, della storia e delle religioni si incrociano in una magmatica narrazione che Marco Cavicchioli restituisce al pubblico con una poetica adesione. Una lettura raccontata con accompagnamento musicale. Una chiave inconsueta per entrare nella complessità di un testo da sempre al centro di discussioni teologiche.









