STEFANO BENNI / I MILLE CUORI DI POE

“I Mille Cuori di Poe” è un recital nato dal comune amore di Stefano Benni e Umberto Petrin per il grande scrittore americano. La prima versione andò in onda ad Antiruggine, a Castelfranco Emilia, il loft-teatro di Mario Brunello. I racconti sono tre e sono stati scelti per illustrare diversi aspetti del talento mostruoso di Poe. Nel primo, “Il barilozzo di Amontillado”, è di scena il grottesco, il racconto di una vendetta efferata guidata da una carnevalesca ironia. Nel secondo, “Lionizing”, c’è l’aspetto comico e di delirio verbale, in una feroce satira della società artistocratica anglosassone. Il terzo, il famoso “Il cuore rivelatore”, è invece un racconto della suspence e dell’orrore, genere che darà grande fama a Poe, ma che rappresenta solo una tonalità della sua varietà letteraria. A questi si aggiungerà un racconto di Benni, “L’uomo dei quadri” tratto dalla raccolta di racconti “Cari Mostri”, Giangiacomo Feltrinelli editore. Il pianoforte di Umberto Petrin si alternerà e fonderà con la voce di Stefano Benni in pezzi ispirati alle atmosfere di Poe.


GABRIELLA GREISON / SEI DONNE CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO

Scrittrice, fisica, drammaturga, attrice. Ma soprattutto appassionata ricercatrice di storie inconsuete e motivata cacciatrice di talenti femminili. Gabriella Greison ha realizzato un libro (da cui prende le mosse questo racconto scenico) che contiene di fatto sei brevi romanzi, quelli di Marie Curie, Lise Meitner, Emmy Noether, Rosalind Franklin, Hedy Lamarr e Mileva Maric. Sei pioniere che sono nate tutte nell’arco di cinquant’anni in un Novecento portatore di guerre terribili ma anche di avanzamenti scientifici epocali. Ci sono la chimica polacca che non poteva frequentare l’università, la fisica ebrea odiata dai nazisti, la matematica tedesca che nessuno amava, la cristallografa inglese a cui scipparono le scoperte, la diva americana che fu anche ingegnere militare e la teorica serba messa in ombra dal marito. Sei icone che hanno aperto alle altre donne la strada con abilità, protervia e talento in un mondo apertamente ostile, fatto di soli uomini. Sei storie magnifiche, non sempre allegre e non sempre a lieto fine ma vere ed esemplari.


BIANCA BERLINGUER RACCONTA / MARCELLA DI FOLCO

“Storia di Marcella che fu Marcello” è la confessione che Marcella Di Folco ha affidato a Bianca Berlinguer che l’ha fedelmente riportata in un libro. E’ il racconto in prima persona di una vita appassionata e difficile, piena di fatiche e scoperte, di sofferenze e conquiste, che diventa una lunga e generosa ricerca della felicità. La Di Folco, morta il 7 settembre 2010, fu eletta negli anni Novanta consigliere comunale a Bologna nelle fila dei Verdi ed è stata nel mondo la prima donna, sottopostasi apertamente ad un’operazione per cambiare sesso (nell’80 dopo un’operazione a Casablanca) a coprire una carica pubblica. Ha attraversato la Dolce Vita e il ‘68, ha conosciuto grandi registi e animato il mitico Piper di Roma. Poi l’arrivo a Bologna, la prostituzione, la militanza politica e l’impegno civile.


STEFANO BENNI / IL COLOMBRE E ALTRI RACCONTI

Seguire i propri sogni o rinunciare e cadere nell’ombra di una vita non vissuta? Fin dalla pubblicazione de “Il deserto dei Tartari”, Dino Buzzati pone al centro della narrazione l’essere umano alle prese con le paure e gli ostacoli dell’esistenza: mostri reali o metaforici che ciascuno deve affrontare per realizzare se stesso. Stefano Benni legge uno dei racconti più conosciuti e amati di Buzzati, Il Colombre, e lo fa accompagnato dal pianoforte della giovane e talentuosa Giulia Tagliavia. Sulla scena si alternano luci e ombre, attimi di leggerezza ed echi di dolore, si narra del rapporto d’amore fra un padre e suo figlio, della lotta presente dentro ogni vita e di quella paura che per salvare a volte uccide i più grandi desideri.


SABRINA IMPACCIATORE / EROIDI

Poco più di duemila anni fa Ovidio scrisse una raccolta di lettere poetiche straordinariamente moderna e originale: “le Eroidi”, una serie di epistole in versi in cui le eroine del mito si rivolgevano ai loro (generalmente non irreprensibili) mariti e compagni, rovesciando il tradizionale punto di vista maschile sulle storie raccontate. Sabrina Impacciatore ha scelto di attingere alla libera reinterpretazione del classico che otto importanti scrittrici contemporanee hanno consegnato al volume “Le nuove Eroidi” leggendo la storia di Didone (di Valeria Parrella) e di Ero (di Ilaria Bernardini).

Con un’introduzione poetica tratta da “La moglie del mondo” di Carol Ann Duffy.


STEFANO BENNI / MISTERIOSO. VIAGGIO NEL SILENZIO DI THELONIOUS MONK

Lo spettacolo “Misterioso. Viaggio nel silenzio di Thelonious Monk”, nasce dalla volontà di Stefano Benni e Umberto Petrin di rendere omaggio a questo grande e rivoluzionario artista jazz. Stefano Benni lo ricorda leggendo brani
della sua biografia e testi tratti da Allen Ginsberg e Laurent De Wilde insieme a dei suoi brani inediti. Nel reading è accompagnato dal pianista Umberto Petrin, fra i massimi esecutori italiani di Monk, che reinterpreta alcuni dei più celebri temi del pianista–compositore neroamericano. Brani come “Evidence”, “Criss–Cross”, “Work”, fino ad un’emozionante versione voce–piano di “Misterioso”, tutte melodie che sono ormai entrate a far parte del repertorio dei jazzisti di ogni latitudine. Il dialogo fra note e parole esprime tutta la complessità della musica inafferrabile, contratta, piena di spigoli e schegge di Monk.


ROCCO TANICA / LO SBIANCAMENTO DELL'ANIMA

Una raccolta di brani autobiografici e racconti, poesie, saggi brevi. “Cose per lo più buffe che mi ricordo”, come dice l’autore. Un libro spassoso ma anche struggente, a tratti vertiginoso, incredibilmente multimediale.
Rocco Tanica è un musicista e imprenditore monegasco di origini italiane. Con gli Elio e le Storie Tese ha partecipato al concorso ’83, l’anno per te organizzato da Radio Poster e pubblicato il singolo “Italia sì Italia no, mangiamo la pizza” (1996). Nel 2018 ha partecipato alle serie televisive “La compagnia del cigno” di Ivan Cotroneo e “La dottoressa Giò 3” con Barbara d’Urso per la regia di Antonello Grimaldi, nell’ambito della quale arresta Christopher Lambert.


FRANCESCA BARRA E CLAUDIO SANTAMARIA / LA GIOSTRA DELLE ANIME

Nella Lucania aspra e selvaggia, alle pendici del cratere del Vulture, una donna dà alla luce due bambine e muore poco dopo. E’ la terra a nutrire le piccole Eva ed Anna e a tenerle in vita, trasmettendo loro un’ancestrale conoscenza
segreta. Le gemelle crescono apparentemente simili ma in realtà molto diverse. Il destino le separerà e le porterà a percorrere strade differenti. Molti anni dopo, a Matera, Angelica, nipote di Eva ma cresciuta da Anna, sarà vittima
di bullismo da parte dei compagni di scuola ma scoprirà che... Con questo romanzo a quattro mani, ambientato in una terra seducente e piena di segreti, la scrittrice e giornalista Francesca Barra e l’attore e regista Claudio Santamaria ci consegnano una storia intensa di sortilegi e solitudini che ci conduce nel cuore pulsante della vita: l’amore. Il romanzo, presentato qui in forma scenica con alcuni brani musicali eseguiti dal vivo dallo stesso Santamaria, è definito dalla coppia di autori “un thriller nato on the road” senza alcun riferimento autobiografico.


SCUOLA DI TEATRO DI BOLOGNA "ALESSANDRA GALANTE GARRONE / LAGER: MEMORIA DEI CAMPI DI STERMINIO

Lo spettacolo è il risultato del lavoro condotto da Vittorio Franceschi con gli allievi della Scuola di Teatro di Bologna. La scelta del tema (il martirio di milioni di deportati, prevalentemente ebrei, nei campi di sterminio nazisti) nasce
dall’esigenza di prendere una posizione chiara in questo momento storico in cui i conflitti sociali e la nostra debole memoria hanno favorito il risveglio e una nuova diffusione del morbo del razzismo. La drammaturgia si basa
principalmente sulle opere di Primo Levi “Se questo è un uomo” e “I sommersi e i salvati”, e di Peter Weiss “L’istruttoria”, con l’arricchimento di ulteriori testimonianze. In questa occasione ci è sembrato naturale affidare il ruolo principale al Coro, perché dietro a ogni singola storia avvertiamo il soffio insopprimibile di milioni di voci.


NAVE NODRIZA, L'INSTALLAZIONE DI EULALIA VALLDOSERA PER IL SAN FILIPPO NERI

Dal 19 al 26 gennaio 2020, all’Oratorio San Filippo Neri della Fondazione del Monte, si potrà ammirare Nave Nodriza, l’installazione site-specific di Elulalia Valldosera a cura di Maura Pozzati.

L’oratorio, che si trova in Via Manzoni 5 a Bologna, sarà visitabile sempre a ingresso libero ma in orari diversi:

domenica 19 inaugurazione ore 17

lunedì 20 – giovedì 23 dalle 16 alle 20;

venerdì 24 dalle 10 alle 20;

sabato 25 dalle 10 alle 24;

domenica 26 dalle 10 alle 20.

L’iniziativa è promossa dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna in collaborazione con Studio Trisorio ed è uno dei main project di ART CITY Bologna 2020, programma di iniziative speciali promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere e in occasione di Arte Fiera.

L’installazione Nave Nodriza, costituita da un lavoro multimediale e un video, è stata ispirata e concepita per uno spazio inizialmente progettato per il culto, un tema ripreso nell’opera dall’artista e caratteristico della sua produzione. Altri tratti distintivi di Eulalia Valldosera, che ritroveremo anche in Nave Nodriza, sono il linguaggio di luci e ombre; l’elemento naturale e, in particolare, l’acqua; l’uso di materiali riciclati e di straordinaria semplicità.

«Eulalia è venuta a Bologna, una città che non conosceva, per visitare l’Oratorio di San Filippo Neri e per progettare un’opera fatta apposta per lo spazio che si muova in sintonia con questo luogo, così carico di storia e di memoria, ma anche con la spiritualità dell’artista, legata al culto della Dea Madre, della Vergine e di Madre Terra – spiega la curatrice Maura Pozzati – . Non possiamo ancora sapere come sarà questa installazione multimediale, possiamo solo dire che sarà un nuovo lavoro che continuerà la poetica dell’artista, fatta di temi su cui Eulalia sta ragionando da anni: l’acqua come elemento portante della memoria, fonte di vita, sostanza purificante e rigenerante, l’utilizzo di materiali poveri che riportano a una concezione mariana dell’esistenza ma anche a un’idea ecologica di riduzione degli sprechi per tornare a un principio più sano di vita personale e collettiva; l’utilizzo delle luci come fonti energetiche, portatrici di forze sottili e naturali che orientano il viaggio dell’uomo sulla terra».

L’arte per la Valldosera è un viaggio interiore, un’esperienza d’ascolto dei livelli invisibili della memoria, attraverso il contatto con le energie profonde della materia. L’artista si fa “medium” di queste esperienze ricalcando il modello di figure archetipiche di guaritrici come le sibille. I suoni e i riflessi di luce influenzano il nostro corpo e la nostra mente come un mantra di guarigione.

L’acqua, come nella mostra Plastic Mantra del 2017, ritorna ad essere rappresentata come spazio infinito di ispirazione, ma anche come luogo di contaminazione dell’uomo. L’artista ci induce a riflettere sull’inquinamento del mare causato dalla plastica. Considerando l’ecologia come una questione spirituale e l’ambiente come una creatura vivente, la Valldosera esprime la sua denuncia attraverso una manifestazione di luce e bellezza.