ASCANIO CELESTINI | PASOLINI. UNA VITA, ANZI DUE
Pasolini nudo contro il suo tempo. E contro il nostro. Ascanio Celestini sfida Pasolini in un corpo a corpo con la memoria. Ne esce un libro urgente, necessario, scomodo. Vincenzo Cerami l’aveva capito: prendete tutta l’opera di Pasolini, dalla prima poesia infantile fino all’ultimo fotogramma di Salò, e avrete il ritratto, il disegno della storia italiana dalla fine del fascismo alla metà degli anni Settanta. Ascanio Celestini rilancia: facciamone un gioco. Il gioco è dunque quello di rimettere Pasolini nel suo tempo. Un tempo che fu breve e pieno. E che oggi è possibile guardare per intero, dall’inizio alla fine. Smettiamola con le domande inutili del tipo "chissà cosa direbbe Pasolini oggi" della distruzione di Gaza, del capitalismo di Stato in Cina o della guerra in Ucraina, di Internet e dei social! E raccontiamo non un solo Pasolini, ma almeno due: il poeta friulano e il regista romano, l’intellettuale corsaro e l’uomo fragile, il profeta della società dei consumi e la vittima della violenza di uno dei grandi "misteri italiani". Ascanio Celestini vuole ritrovare lo sguardo del poeta. Solo così Pasolini resta una presenza viva, un interlocutore necessario per chiunque voglia comprendere le contraddizioni del presente.
QUARTETTO K | TRADIZIONE, CONFINE, IDENTITÀ: MUSICHE DALL’EUROPA ORIENTALE
La musica diventa veicolo di memoria collettiva soprattutto nelle terre caratterizzate da pluralità etnica, migrazioni e complesse dinamiche di confine. Da oltre vent’anni il Quartetto K – formato dal violinista Stefano Martini, il flautista Matteo Salerno, il chitarrista Egidio Collini e il contrabbassista Fabio Gaddoni – interpreta con arrangiamenti originali l’ethos sonoro dell’area mitteleuropea, balcanica e orientale. È un viaggio che tocca il repertorio popolare ungherese dominato dal violino, passa dalle danze rumene e si inoltra nella tradizione russa sacra e profana. Ma l’approdo è sempre il klezmer ashkenazita, linguaggio musicale transnazionale, capace di assimilare modelli stilistici diversi, con un’estetica fondata sull’imitazione della voce umana e sull’oscillazione tra il pathos elegiaco e le danze più esuberanti.
MATILDE CALLARI GALLI E MAURO CERUTI | COME È NATO IL PENSIERO DELLA COMPLESSITÀ: UN OMAGGIO A EDGAR MORIN
In dialogo con Marco Antonio Bazzocchi
Un dialogo sulla complessità e al tempo stesso un omaggio a Edgar Morin, recentemente scomparso, per ricostruire le vicende di un pensiero che tiene insieme discipline diverse, dall’epistemologia alla filosofia, e che ha costituito la spina dorsale degli ultimi decenni del ’900, quando l’idea di complessità sembra diventare un punto di convergenza, prima che si riveli un’utopia ormai in via di affievolirsi. Perché?
Al termine dell’incontro la redazione di Giovani Reporter realizzerà una breve intervista sul palco.
FESTIVAL RESPIGHI BOLOGNA 2026 | LA GENERAZIONE DELL’OTTANTA
Il Festival Respighi Bologna, organizzato da Musica Insieme con la Direzione Artistica di Maurizio Scardovi, continua la sua opera di valorizzazione del repertorio musicale del primo Novecento grazie a un trio di eccellenti solisti: Gabriele Pieranunzi, Primo violino del Teatro San Carlo di Napoli, Silvia Chiesa, violoncellista ideatrice della Trilogia del Novecento Italiano con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, e Maurizio Baglini, pianista acclamato nelle principali sale, dal Kennedy Center di Washington alla Salle Gaveau di Parigi. Per loro un programma a geometrie variabili dedicato alla Generazione dell’Ottanta, con un caposaldo come la Sonata per violino e pianoforte di Respighi e una prima assoluta commissionata dal Festival alla giovanissima compositrice bolognese Sara Gabusi.
OPUS13 QUARTET | TRAME D’ARCHI
Il primo amore non si scorda mai, ma neppure il primo concerto. Lo sanno bene i giovani musicisti di Opus13, quartetto norvegese che prende il nome dal Quartetto op.13 di Mendelssohn, il loro primo brano suonato nel 2014. Da allora la formazione si è imposta sui palcoscenici più prestigiosi, coniugando grande repertorio e nuova musica. Questa vocazione si rispecchia nella prima assoluta di Matteo Franceschini, Leone d’Argento alla Biennale di Venezia, al quale Bologna Festival e Ferrara Musica hanno commissionato una nuova composizione per quartetto d’archi, in dialogo con l’energico Beethoven (Quartetto op.18 n.3) e l’anticonvenzionale Quartetto n.3 di Bartók: tre lavori “distesi” su tre secoli, testimoni di una forma musicale in continuo divenire.
FESTIVAL DEL PRESENTE | I DIALOGHI DI PANDORA RIVISTA
L’Oratorio ospiterà alcuni incontri dell’edizione 2026 del Festival del Presente – Dialoghi di Pandora Rivista, che quest’anno si intitolerà Inizi. Origini, generazioni, metamorfosi e si terrà dall’1 al 18 ottobre in numerosi luoghi di Bologna.
Nel corso delle quasi tre settimane di dibattiti, lezioni e interviste, ospiti di primo piano del mondo della cultura, dell’informazione, dell’economia e delle istituzioni rifletteranno sul tema degli “inizi”: su come nasce il nuovo e su come scorgere configurazioni possibili in un presente segnato dal disordine.
Tra gli ospiti che interverranno nelle tre date ospitate dall’Oratorio: Giuliano Amato, Augusto Barbera, Mario De Caro, Ivano Dionigi, Nadia Urbinati, Sofia Ventura e molti altri e altre.
TEATRINO GIULLARE CON ARES TAVOLAZZI | FUGA E MORTE DI TOLSTOJ
Un allestimento sonoro del testo di Stefan Zweig dedicato agli ultimi giorni della vita di Lev Tolstoj in cui Teatrino Giullare dà voce a tutti i personaggi dell’opera con l’accompagnamento straordinario del contrabbasso di Ares Tavolazzi. Un ritratto fedele dei fatti realmente accaduti negli ultimi drammatici momenti della vita del più celebre romanziere di tutti i tempi, uno studio sulla sofferenza dell’artista incapace di conciliare le proprie idee con le proprie azioni, lacerato tra il sogno di una vita umile a contatto con la natura e la realtà di una casa sfarzosa, assediata da giornalisti e ammiratori. Tolstoj viene qui presentato nell’attimo stesso in cui rompe con le concessioni, le contraddizioni, le menzogne e si riconcilia con sé stesso in una fuga che ha come meta l’eternità.
AUGUST | WILSON JITNEY
Pittsburgh, anno 1977.
Nel pieno della crisi dell’industria siderurgica, per cui la città è nota in tutto il mondo, cinque autisti – Becker, Youngblood, Turnbo, Fielding e Doub – fanno fatica a tirare avanti e si attaccano nostalgicamente al passato, scorgendo all’orizzonte soltanto i tratti foschi di un futuro incerto.
Dai primi decenni del ‘900, nei quartieri a maggioranza afro-americana delle città statunitensi si è sviluppato un servizio di trasporto alternativo all’autobus e ai taxi regolari. In quei quartieri i taxi non transitano, sono molto costosi, e non fanno salire i Neri. Si tratta dei Jitney, che operano al di fuori della legge ma danno opportunità di lavoro a persone come i nostri cinque protagonisti, oltre a rendere un servizio importante per la comunità.
August Wilson, il più prolifico e determinante autore teatrale afroamericano di sempre, per la prima volta viene tradotto in un’altra lingua, ossia in italiano, e messo in scena con un cast interamente afro-italiano.
La scena originale è minimale e astratta, così da focalizzare lo sguardo e concentrarsi su cosa viene detto e come, sulle sfumature di significato arricchite dalla presenza di doppi ruoli, sulle luci di taglio in stile cinematografico, sulle proiezioni presenti su due schermi verticali, in un formato simil-smartphone.
Quando Booster, il figlio di Becker, viene rilasciato dopo vent’anni di reclusione in prigione per omicidio, inizia un percorso catartico che avvicina il linguaggio della strada al ritmo sincopato del jazz e al linguaggio classico della tragedia.
Durata: 110′
BREZZA ENSEMBLE | L’ARTE DI PRELUDIARE
Ciò che rende unico l’ensemble Brezza nel panorama dei gruppi di musica antica “storicamente informati” è il recupero della pratica del preludio, ovvero la realizzazione di brevi improvvisazioni prima dell’esecuzione di un brano specifico. È un antico metodo di riscaldamento, accordatura e preparazione che rimanda a un’epoca in cui l’arte del preludiare era considerata indispensabile per qualsiasi professionista. Il programma proposto da Marina Cabello del Castillo (viola da gamba), Pablo Gigosos (traversiere) e Teun Braken (clavicembalo), formatisi alla prestigiosa Schola Cantorum Basiliensis, si concentra sul Sei-Settecento, creando una vera e propria storia da leggere/ascoltare capitolo per capitolo. I Preludi (improvvisati) segnano di volta in volta il passaggio da una sezione all'altra, introducendo l'ipnotica Chaconne en trio di Jacques Morel oppure la celebre Halle Sonata di Händel o ancora la Sonata per flauto BWV 1034 di Bach, per finire sui Pièces de clavecin en concerts di Rameau.
LIDIA RAVERA | LETTERS FROM GAZA
Anteprima del WeWorld Festival Bologna 2026
Un reading dedicato alle voci delle madri di Gaza, costruito a partire da testimonianze reali raccolte nei progetti di WeWorld, ONG che opera da 50 anni in oltre 20 Paesi nel mondo. Attraverso sei monologhi ispirati a storie vere, letti da Lidia Ravera e altre ospiti della serata, l’evento restituisce uno sguardo intimo e umano sulla vita quotidiana delle persone che vivono sotto assedio: madri, famiglie, bambine e bambini costretti a convivere con guerra, perdita e sopravvivenza. L’evento porta sul palco parole di donne che raccontano la guerra dalla prospettiva di chi continua ogni giorno a proteggere, nutrire, accudire e resistere. Accanto alle testimonianze, un momento di racconto e restituzione dei dati dal campo: numeri, bisogni, emergenze e ragioni concrete per cui oggi essere presenti a Gaza significa continuare a scegliere di non voltarsi dall’altra parte. A seguire, un dialogo aperto con Lidia Ravera sul ruolo delle parole, della narrazione e della responsabilità culturale di fronte alla guerra.
Per partecipare: qui










