STEFANO NOSEI / COMICANTO

Non è un concerto, né un reading teatrale, né uno spettacolo di cabaret ma tutte queste cose insieme. Un racconto intimo e colloquiale del percorso artistico di Stefano Nosei scandito dagli incontri (alcuni reali, altri meno...) con i personaggi che hanno influenzato il suo modo di essere musicista, cantante e comico. Dai Beatles al Quartetto Cetra, da Gigi Proietti a James Taylor, da Giorgio Gaber a Elio e le Storie Tese. Dagli anni dell’infanzia, con la guida paterna nei locali da ballo della riviera spezzina, agli improbabili tentativi cantautorali fino all’approdo nel mondo
della televisione e del teatro comico. ‘Comicanto’ è un viaggio fatto di aneddoti, canzoni e parodie con la voce e la chitarra di chi ha vissuto dagli anni Sessanta ad oggi tra musica e umorismo.


GUIDO MARIA BRERA / LA MATITA DEI DIAVOLI

Le matite non sono quelle che sembrano. In un libro scritto nel 1958 intitolato I, Pencil, il teorico ultra-liberista Leonard Read presenta “il miracolo” che consente di produrle. Composta da materiali molteplici reperiti in molteplici luoghi e assemblati in posti ancora diversi, la matita è il simbolo della mano invisibile del libero mercato. Per un periodo negli Usa I, Pencil è stato il libro più letto dopo la Bibbia. Più di mezzo secolo dopo la matita di Read torna protagonista. Guido Brera e il collettivo ‘I Diavoli’ ne svelano  i cento segreti e le mille reticenze, mostrando i rovesci rovinosi di un modello produttivo che ha prodotto iniquità sociali, bruciato risorse e causato devastazioni ambientali. Un monologo che racconta quello che le matite non dicono.

Il collettivo ‘I diavoli’ è un laboratorio di narrazioni nato sul web per espandere l’universo dell’omonimo romanzo di Guido Maria Brera (Rizzoli, 2014). Col tempo, l’ensemble ha sperimentato molteplici forme di scrittura spaziando dalla fiction alla fact fiction, dal reportage narrativo alla saggistica disinvolta e pop.


ANTONELLA QUESTA, VALENTINA MELIS, TERESA CINQUE / STAI ZITTA! di Michela Murgia

Dal libro di Michela Murgia Stai Zitta! (Ed. Einaudi), la prima lettura pubblica dello spettacolo che vedrà in scena tre attrici denunciare in modo comico e dissacrante come la discriminazione di genere passi spesso dal linguaggio. Le “frasi che non vogliamo più sentirci dire” contenute nel libro offrono l’occasione per raccontare la società
contemporanea attraverso una carrellata di personaggi e situazioni surreali. Dal mansplaining all’uso indiscriminato del nome proprio per le donne passando per la celebrazione della figura di “mamma e moglie di”... esce un quadro della lotta contro gli stereotipi di genere. Annullando in primo luogo proprio lo stereotipo che vuole le donne “peggiori nemiche delle donne”.


FANTATEATRO / IL RACCONTO DI FILIPPO

Chi era San Filippo Neri? Perché a Bologna c’è un Oratorio che porta il suo nome? Quali sono i tesori artistici che custodisce? Domande cui offre una risposta ‘Il racconto di Filippo’, spettacolo itinerante che è un po’ visita guidata e un po’ performance teatrale. Si tratta di un percorso spettacolare per gruppi ristretti di spettatori: tre attori conducono il pubblico negli angoli più suggestivi dell’Oratorio, dando voce ad alcuni personaggi storici e fantastici
legati al luogo, a partire da San Filippo Neri, il Santo della gioia che terrà le fila della narrazione. Ma appariranno anche un’immaginaria moglie di Ludovico Carracci (di cui l’Oratorio ospita il celebre ‘Ecce Homo’) il cardinale
Lambertini (che inaugurò l’Oratorio nel 1733) e la figura di una misteriosa donna scampata dai bombardamenti del 1944.


MARIA AMELIA MONTI ED EDOARDO ERBA / VAIOLO

La Fondazione del Monte e Mismaonda sono liete di annunciare che il 15 giugno l’Oratorio San Filippo Neri riaprirà al pubblico. Alle ore 20.30 una serata speciale in compagnia dell’autore Edoardo Erba e dell’attrice Maria Amelia Monti.

Inizialmente questo doveva essere un luogo di cura. Chi entrava qui era malato e ci veniva con la stessa speranza con cui un paralitico entra in un bagno termale. (Vaiolo, Edoardo Erba, 2002)

Più di vent’anni fa il drammaturgo Edoardo Erba scrive un racconto, “Vaiolo”, all’apparenza distopico: ambientato in un futuro che potrebbe essere oggi, narra della riscoperta di un reperto storico, un teatro, strano edificio di cui si è persa la memoria dell’utilizzo. Per deduzione si immagina dovesse essere un luogo di cura.

Il 15 giugno, dopo quasi quattro mesi di chiusura dei luoghi di cura di tutt’Italia (e del mondo), i teatri riaprono. La Fondazione del Monte, insieme a Mismaonda, ha deciso di fare un gesto simbolico: riaprire proprio quella sera l’Oratorio di San Filippo Neri, il suo luogo di cura, che da anni mette a disposizione della città di Bologna.

Per festeggiare questo ritorno negli spazi di pubblico spettacolo, Mismaonda ha chiamato sul palco proprio l’autore del testo profetico, Edoardo Erba: lui e la moglie, l’attrice Maria Amelia Monti, ne daranno una lettura scenica cui seguirà una chiacchierata sul “dove eravamo rimasti” e quale futuro ci aspetta.

L’Oratorio di San Filippo Neri proseguirà poi la sua programmazione dal 1 settembre.

L’Oratorio riaprirà al pubblico con una capienza di 85 posti (230 quelli abituali): le panche e le sedute saranno separate in modo da consentire la distanza di un metro abbondante.

Al pubblico sarà chiesto di indossare la mascherina e igienizzare le mani all’ingresso. Sarà anche misurata la temperatura.

L’ingresso sarà consentito solo su prenotazione via mail: oratoriosanfilipponeri@mismaonda.eu


PERFORMAZIONI INTERNATIONAL WORKSHOP FESTIVAL / LA CITTÀ GLOBALE IL RITO

A grande richiesta, dopo la presentazione nella passata edizione del Festival, torna lo spettacolo “Il Rito”, che riassume i dieci anni di ricerca del progetto “Stracci della Memoria” di Instabili Vaganti, nella sua versione site-specific, appositamente creata per gli spazi dell’Oratorio San Filippo Neri. La scena si struttura in uno spazio che assume il valore simbolico di giardino sacro, un luogo senza tempo dove un uomo e una donna, in scena e/o virtuali, percorrono il ciclo della vita fissandolo nell’eternità del rito al quale il pubblico prende parte come spettatore. Una composizione originale di testi poetici, musica, azioni fisiche e canti, che mira ad attualizzare i materiali performativi provenienti dalle tradizioni culturali dei diversi luoghi del mondo, attraversati dal progetto.


PERFORMAZIONI INTERNATIONAL WORKSHOP FESTIVAL / I FIORI DEL MALE O LA CELEBRAZIONE DELLA VIOLENZA

Il testo “I fiori del male o la celebrazione della violenza” è un monologo scritto nel 2018 ed è giocato dallo stesso autore sotto forma di conferenza che segue la linea dell’autofinzione, alla quale il drammaturgo franco-uruguaiano Sergio Blanco si dedica già da alcuni anni. Con un solo schermo come apparato scenico, alcuni libri, una lampada e una proiezione permanente del quadro Sansone accecato dai Filistei di Rembrandt, reinterpretato dall’artista visivo Miguel Grompone, l’opera coinvolge il pubblico in un’esposizione sulla violenza e la letteratura che colpisce per la sua profondità, la sua radicalità e la sua nitidezza.  Mentre la lettura avanza, ciò che cattura lo spettatore, di questo formato originale, che lo stesso Blanco ha chiamato Conferencia autoficcional, è che il testo non parla solo di violenza e di letteratura, ma del modo intimo in cui il suo autore ha vissuto la violenza letteraria, patendola con dolore e tormento e allo stesso tempo sperimentandone il godimento e il piacere.

Questo fa si che il monologo non si limiti solo alla semplice ed evidente condanna della violenza, che naturalmente c'è e con grande fervore, ma riesca anche a sprofondare nella celebrazione di questa violenza letteraria che cerca nel male la bellezza.

 

In questo modo “I fiori del male o la celebrazione della violenza” è un testo dove il complesso problema della violenza, dal momento in cui è trattato dal punto di vista letterario, sfugge dalla morale castrante, per proiettarsi con totale libertà nella poesia. Come spiega Sergio Blanco nella sua conferenza: "La letteratura sarebbe quindi il posto che l'umanità avrebbe trovato per poter parlare di violenza. Per raccontarla. Lo spazio letterario ammetterebbe quindi la violenza poeticizzandola ".

 


PERFORMAZIONI INTERNATIONAL WORKSHOP FESTIVAL / LA CITTÀ GLOBALE MEGALOPOLIS #BOLOGNA

Lo spettacolo sarà composto da diversi quadri che rappresentano i differenti volti di una poliedrica città virtuale. Una città “invisibile” dalla quale emergono aspetti reali, visioni e ricordi espressi attraverso le azioni dei performer, la drammaturgia in più lingue, le ambientazioni sonore, il video mapping. Elementi che, all’unisono, disegnano una sorta di mappa architettonico- esperienziale in cui il performer, come un Marco Polo contemporaneo, compie continue trasfigurazioni, calandosi in tempi, luoghi, spazi e personaggi diversi, per dare corpo ad alcune maschere della contemporaneità. In questo errare egli incontra alcune figure che con la loro specificità artistica rappresentano i paesi narrati.


FANIA OZ-SALZBERG CON ALESSIO VASSALLO / PER AMOS OZ: LA MEMORIA NELLE PAROLE

Rammemorare significa non dimenticare, è memoria personale e di un popolo. Ed è la parola ad essere “ponte” sull’abisso dell’oblio. Il raccontare consente di cogliere dei “passaggi” che segnano le svolte, nel tentativo della coscienza di cogliersi come soggettività umana, rimanendo sempre luogo di domanda. Attraverso le parole del grande scrittore israeliano Amos Oz, recentemente scomparso, la figlia Fania Oz e l’attore Alessio Vassallo ripercorreranno poeticamente il denso mistero autobiografico e universale della sua scrittura, delinenadone la permanenza rammemorante, che è appello, chiarità che ci/si apre.

Programma Mens-a 2019 con volti

 


GABRIELE STRATA / PIANOFORTE

È il vincitore del “Premio Venezia”, uno dei più ambiti concorsi pianistici nazionali, riservato ai migliori diplomati dei Conservatori italiani. Gabriele Strata, vent’anni, ha studiato al Conservatorio di Vicenza con Riccardo Zadra e Roberto Prosseda e si sta perfezionando alla Yale University con Boris Berman. Per il suo debutto a Bologna ha scelto uno dei brani più geniali di Chopin, la Fantasia op.49, pagina di intensa passionalità. Virtuosismo e un senso di libertà improvvisativa dominano nel secondo brano in programma, la fantasia quasi sonata “Après une lecture de Dante” di Liszt. Si passa poi al pianismo del Novecento con il Debussy simbolista dei Preludi e il Bartók dell’evocativa suite All’aria aperta.