INSTABILI VAGANTI | CONFINI

FESTIVAL PERFORMAZIONI
INSTABILI VAGANTI
CONFINI

La performance è il frutto di un’indagine ar-
tistica sul tema del ‘confine’ sviluppata da In-
stabili Vaganti con il coinvolgimento di giovani
danzatori del progetto internazionale Beyond
Borders e la partecipazione di performer e
coreografi internazionali. Distanza, lontanan-
za, assenza, impotenza dinanzi ad un limite
invalicabile, sono le sensazioni che muovono
i corpi dei performer nello spazio innescan-
do una danza in costante equilibrio su quelle
linee sottili e invisibili che ci separano e che
abbiamo chiamato: Confini. Una performance
capace di coinvolgere il pubblico in una danza
liberatoria finale, come in un rituale che tro-
va il suo naturale compimento nella ritrovata
unione dei corpi.

 


INSTABILI VAGANTI | ONE MORE STEP BEYOND BORDERS

FESTIVAL PERFORMAZIONI
INSTABILI VAGANTI
ONE MORE STEP BEYOND BORDERS

Convegno teorico pratico con partner, artisti e
operatori culturali internazionali per riflettere
su temi, suggestioni, e nuovi scenari generati
dal Progetto Internazionale Beyond Borders,
ideato e diretto da Instabili Vaganti e vincitore
del bando Boarding Pass Plus del MIC.
Durante questo incontro saranno ripercorse
alcune tappe salienti del progetto svolte in
Italia e nei paesi partner (Cile, India, USA,
Senegal, Malesia) mostrando alcuni dei
risultati raggiunti: coproduzioni, opere video,
web serie, film documentari. Si terranno
inoltre dimostrazioni di lavoro e masterclass
con gli artisti internazionali del progetto.
Ampio spazio verrà dedicato ad una tavola
rotonda tra i partner di progetto ed una rosa
di operatori internazionali invitati (direttori
di teatri e festival, programmatori, operatori
culturali) al fine di gettare le basi per le future
tappe del progetto.


TEATRO AKROPOLIS | LA PARTE MALEDETTA VIAGGIO AI CONFINI DEL TEATRO PAOLA BIANCHI

FESTIVAL PERFORMAZIONI
TEATRO AKROPOLIS
LA PARTE MALEDETTA
VIAGGIO AI CONFINI DEL TEATRO PAOLA BIANCHI

La parte maledetta. Viaggio ai confini del teatro,
è un ciclo di film-documentari restituiti al
pubblico in forma di conferenza spettacolo e
dedicati a protagonisti dell’arte e della cultura
che nel loro lavoro hanno messo in crisi il
sistema delle distinzioni specialistiche delle
varie discipline. Ripercorrendo alcuni lavori
per la scena e le numerose collaborazioni
della coreografa e danzatrice Paola Bianchi
con musicisti, registi, teatri e festival, il
film si addentra nel cuore della creazione
coreografica. Paola Bianchi ci guida nel
racconto di un’interiorità animale capace di
sovvertire l’ordine e mettere in crisi le regole
del teatro, approdando alle sperimentazioni
più estreme della performatività.

Durata: 46’


MARIA AMELIA MONTI ED EDOARDO ERBA / VAIOLO

La Fondazione del Monte e Mismaonda sono liete di annunciare che il 15 giugno l’Oratorio San Filippo Neri riaprirà al pubblico. Alle ore 20.30 una serata speciale in compagnia dell’autore Edoardo Erba e dell’attrice Maria Amelia Monti.

Inizialmente questo doveva essere un luogo di cura. Chi entrava qui era malato e ci veniva con la stessa speranza con cui un paralitico entra in un bagno termale. (Vaiolo, Edoardo Erba, 2002)

Più di vent’anni fa il drammaturgo Edoardo Erba scrive un racconto, “Vaiolo”, all’apparenza distopico: ambientato in un futuro che potrebbe essere oggi, narra della riscoperta di un reperto storico, un teatro, strano edificio di cui si è persa la memoria dell’utilizzo. Per deduzione si immagina dovesse essere un luogo di cura.

Il 15 giugno, dopo quasi quattro mesi di chiusura dei luoghi di cura di tutt’Italia (e del mondo), i teatri riaprono. La Fondazione del Monte, insieme a Mismaonda, ha deciso di fare un gesto simbolico: riaprire proprio quella sera l’Oratorio di San Filippo Neri, il suo luogo di cura, che da anni mette a disposizione della città di Bologna.

Per festeggiare questo ritorno negli spazi di pubblico spettacolo, Mismaonda ha chiamato sul palco proprio l’autore del testo profetico, Edoardo Erba: lui e la moglie, l’attrice Maria Amelia Monti, ne daranno una lettura scenica cui seguirà una chiacchierata sul “dove eravamo rimasti” e quale futuro ci aspetta.

L’Oratorio di San Filippo Neri proseguirà poi la sua programmazione dal 1 settembre.

L’Oratorio riaprirà al pubblico con una capienza di 85 posti (230 quelli abituali): le panche e le sedute saranno separate in modo da consentire la distanza di un metro abbondante.

Al pubblico sarà chiesto di indossare la mascherina e igienizzare le mani all’ingresso. Sarà anche misurata la temperatura.

L’ingresso sarà consentito solo su prenotazione via mail: oratoriosanfilipponeri@mismaonda.eu


PERFORMAZIONI INTERNATIONAL WORKSHOP FESTIVAL / LA CITTÀ GLOBALE IL RITO

A grande richiesta, dopo la presentazione nella passata edizione del Festival, torna lo spettacolo “Il Rito”, che riassume i dieci anni di ricerca del progetto “Stracci della Memoria” di Instabili Vaganti, nella sua versione site-specific, appositamente creata per gli spazi dell’Oratorio San Filippo Neri. La scena si struttura in uno spazio che assume il valore simbolico di giardino sacro, un luogo senza tempo dove un uomo e una donna, in scena e/o virtuali, percorrono il ciclo della vita fissandolo nell’eternità del rito al quale il pubblico prende parte come spettatore. Una composizione originale di testi poetici, musica, azioni fisiche e canti, che mira ad attualizzare i materiali performativi provenienti dalle tradizioni culturali dei diversi luoghi del mondo, attraversati dal progetto.


PERFORMAZIONI INTERNATIONAL WORKSHOP FESTIVAL / I FIORI DEL MALE O LA CELEBRAZIONE DELLA VIOLENZA

Il testo “I fiori del male o la celebrazione della violenza” è un monologo scritto nel 2018 ed è giocato dallo stesso autore sotto forma di conferenza che segue la linea dell’autofinzione, alla quale il drammaturgo franco-uruguaiano Sergio Blanco si dedica già da alcuni anni. Con un solo schermo come apparato scenico, alcuni libri, una lampada e una proiezione permanente del quadro Sansone accecato dai Filistei di Rembrandt, reinterpretato dall’artista visivo Miguel Grompone, l’opera coinvolge il pubblico in un’esposizione sulla violenza e la letteratura che colpisce per la sua profondità, la sua radicalità e la sua nitidezza.  Mentre la lettura avanza, ciò che cattura lo spettatore, di questo formato originale, che lo stesso Blanco ha chiamato Conferencia autoficcional, è che il testo non parla solo di violenza e di letteratura, ma del modo intimo in cui il suo autore ha vissuto la violenza letteraria, patendola con dolore e tormento e allo stesso tempo sperimentandone il godimento e il piacere.

Questo fa si che il monologo non si limiti solo alla semplice ed evidente condanna della violenza, che naturalmente c'è e con grande fervore, ma riesca anche a sprofondare nella celebrazione di questa violenza letteraria che cerca nel male la bellezza.

 

In questo modo “I fiori del male o la celebrazione della violenza” è un testo dove il complesso problema della violenza, dal momento in cui è trattato dal punto di vista letterario, sfugge dalla morale castrante, per proiettarsi con totale libertà nella poesia. Come spiega Sergio Blanco nella sua conferenza: "La letteratura sarebbe quindi il posto che l'umanità avrebbe trovato per poter parlare di violenza. Per raccontarla. Lo spazio letterario ammetterebbe quindi la violenza poeticizzandola ".

 


PERFORMAZIONI INTERNATIONAL WORKSHOP FESTIVAL / LA CITTÀ GLOBALE MEGALOPOLIS #BOLOGNA

Lo spettacolo sarà composto da diversi quadri che rappresentano i differenti volti di una poliedrica città virtuale. Una città “invisibile” dalla quale emergono aspetti reali, visioni e ricordi espressi attraverso le azioni dei performer, la drammaturgia in più lingue, le ambientazioni sonore, il video mapping. Elementi che, all’unisono, disegnano una sorta di mappa architettonico- esperienziale in cui il performer, come un Marco Polo contemporaneo, compie continue trasfigurazioni, calandosi in tempi, luoghi, spazi e personaggi diversi, per dare corpo ad alcune maschere della contemporaneità. In questo errare egli incontra alcune figure che con la loro specificità artistica rappresentano i paesi narrati.


FANIA OZ-SALZBERG CON ALESSIO VASSALLO / PER AMOS OZ: LA MEMORIA NELLE PAROLE

Rammemorare significa non dimenticare, è memoria personale e di un popolo. Ed è la parola ad essere “ponte” sull’abisso dell’oblio. Il raccontare consente di cogliere dei “passaggi” che segnano le svolte, nel tentativo della coscienza di cogliersi come soggettività umana, rimanendo sempre luogo di domanda. Attraverso le parole del grande scrittore israeliano Amos Oz, recentemente scomparso, la figlia Fania Oz e l’attore Alessio Vassallo ripercorreranno poeticamente il denso mistero autobiografico e universale della sua scrittura, delinenadone la permanenza rammemorante, che è appello, chiarità che ci/si apre.

Programma Mens-a 2019 con volti

 


GABRIELE STRATA / PIANOFORTE

È il vincitore del “Premio Venezia”, uno dei più ambiti concorsi pianistici nazionali, riservato ai migliori diplomati dei Conservatori italiani. Gabriele Strata, vent’anni, ha studiato al Conservatorio di Vicenza con Riccardo Zadra e Roberto Prosseda e si sta perfezionando alla Yale University con Boris Berman. Per il suo debutto a Bologna ha scelto uno dei brani più geniali di Chopin, la Fantasia op.49, pagina di intensa passionalità. Virtuosismo e un senso di libertà improvvisativa dominano nel secondo brano in programma, la fantasia quasi sonata “Après une lecture de Dante” di Liszt. Si passa poi al pianismo del Novecento con il Debussy simbolista dei Preludi e il Bartók dell’evocativa suite All’aria aperta.


LA LEZIONE / LETTURA NON DRAMMATICA DEL DRAMMA COMICO DI EUGÈNE IONESCO

Un ritornello: teatro dell’assurdo, teatro dell’assurdo... “Assurdo”: cosa è assurdo? Cosa altro mai sarebbe un vivente ballonzolante su due zampe o svolazzante con un paio di ali se non un assurdo accettato come dato di fatto? Tutto è “assurdo” e, nel caso specifico di La lezione, lo è il volersi occupare dell’istruzione e del crimine che commette il docente ogni giorno sui suoi discenti nati tutti diversi uno dall’altro, con l’intento di modificarli, di educarli, di renderli con questo simili l’uno all’altro per salvare la società dalla confusionaria, pericolosa varietà.

Per poi, avvelenarli con l’uniformità, la piattezza, la semplificazione unificante.

Se si moltiplicano questi "omicidi" per il numero dei docenti operanti nel mondo, si comprenderà quale smisurato sterminio si commetta ogni giorno.