KEPLER 452 / QUESTO SPETTACOLO SI CHIAMA EMILIA

Cosa significa essere una donna oggi? Il nuovo lavoro di Kepler 452 - Nicola Borghesi, Enrico Baraldi e Paola Aiello - nasce dal fatto che Paola è diventata da poco madre di una splendida bambina, Emilia. Ma che donna diventerà Emilia? E Paola continuerà ad essere un’attrice o farà soltanto la madre? E che madre sarà? A rielaborare sulla scena queste e molte altre domande è proprio Paola in dialogo con la figlia. A monte c’è stato il consueto lavoro di ricerca del gruppo che ha posto a un campione casuale di giovani donne una serie di domande sulla questione di genere. Una lente per leggere un presente in cui molti diritti sembrano scontati ma solo sulla carta.


LALISH THEATRELABOR / NO SHADOW

La performance “No Shadow” esprime il processo continuo di ricerca archeologica sulla voce umana, portato avanti dalla compagnia di origine curda Lalish Theatrelabor. Lo spettacolo è stato rappresentato in oltre 20 paesi del mondo ed ha ricevuto numerosi premi come miglior performance vocale in importanti festival teatrali e musicali internazionali. La critica l’ha descritta come un viaggio dalle origini ai giorni nostri, un rituale poetico, visivo e sonoro in cui i canti diventano la sorgente del ritmo, della presenza scenica e dell’azione.


FRANCESCA FINI / T.A.G.S. TAG/AZIONE/GESTO/ STORIA

L’artista Francesca Fini, presenta in anteprima nazionale il suo nuovo progetto, creato nei suggestivi spazi dell’Oratorio San Filippo Neri. Una performance altamente partecipativa dove sarà direttamente il pubblico a ricostruire la storia frammentata sul corpo della protagonista. Attraverso una specifica applicazione, i partecipanti potranno inquadrare i vari tatuaggi sulla pelle dell’artista vedendo comparire elementi virtuali in 2d e 3d, suoni e video. Linee astratte, apparenti QR code, segni che somigliano a lettere alfabetiche di una specie aliena, tutti elementi che guideranno gli spettatori all’interno della performance.

Performance site-specific in Sala Papi riservata a 20 spettatori.
Info e prenotazioni: oratoriosanfilipponeri@mismaonda.eu


INSTABILI VAGANTI / DESAPARECIDOS#43

DESAPARECIDOS#43 vuole dar voce alla drammatica vicenda dei 43 studenti scomparsi il 26 settembre 2014 ad Ayotzinapa, in Messico. Una performance forte, una Re-azione artistica e performativa che mira a metter in luce una tragica realtà, quella delle sparizioni forzate che ancora oggi affliggono il Paese. Un linguaggio performativo di grande impatto emotivo, una drammaturgia originale, bilingue, fatta non solo di parole ma anche di azioni fisiche, suoni, canti e immagini proiettate. Desaparecidos#43 ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia per la capacità di rendere in modo significativo la crudezza di un dramma messicano che ha scosso il mondo intero, coinvolgendo il pubblico presente in un’unica affermazione corale: “Non siamo tutti… ce ne mancano 43!’”


#IOBALLOPERLEI

Sono tante le donne valorose che con i loro gesti quotidiani hanno contribuito all’evoluzione della società in tutti i campi. Serena Dandini nel suo “Catalogo delle donne valorose” edito da Mondadori ne ha raccontate 34. Lella Costa nel suo spettacolo in scena al Teatro Duse “Se non posso ballare... non è la mia rivoluzione” arriva a 80, una al minuto. The Circle Italia Onlus, un network di donne che, attraverso le proprie competenze e risorse, sostiene progetti a favore delle donne che vivono in difficoltà in Italia e nel mondo, accompagna il tour teatrale con il progetto #ioballoperlei rivolto alle ragazze e ai ragazzi di età compresa fra i 14 e 19 anni, cui si chiede di esprimere la loro donna valorosa, chiunque essa sia, e il perché. Il pantheon delle donne si potrà dunque arricchire con influencer, rapper, la nonna, l’amica, Greta Thunberg… la mamma. Il risultato dell’indagine, condotta sui social e dagli operatori di Fantateatro nelle scuole bolognesi, sarà restituto portando in scena gli stessi ragazzi a raccontarci la donna che li ispira.


WORKSHOP E CONVEGNO / SUPERARE I CONFINI

La nona edizione dell’international workshop festival ideato e diretto da Instabili Vaganti sarà incentrata sul tema del superamento dei confini: di genere, geografici, stilistici, culturali, con particolare attenzione al rapporto tra performance e performing arts. Il programma prevede workshop intensivi diretti da: Instabili Vaganti – Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola; Lalish Theaterlabor - Nigar Hasib e Shamal Amin (Kurdistan – Austria), Marta de la Heras (Spagna); Teatro del Lemming – Massimo Munaro; Francesca Fini. Il 28 maggio, dalle 9.30 alle 19.30, chiuderà il festival il convegno sull’alta formazione in ambito teatrale e performativo ideato da Instabili Vaganti e curato da Simona Frigerio.

Info e iscrizioni: workshop@instabilivaganti.com
www.instabilivaganti.com


PERFORMAZIONI INTERNATIONAL WORKSHOP FESTIVAL / LA CITTÀ GLOBALE IL RITO

A grande richiesta, dopo la presentazione nella passata edizione del Festival, torna lo spettacolo “Il Rito”, che riassume i dieci anni di ricerca del progetto “Stracci della Memoria” di Instabili Vaganti, nella sua versione site-specific, appositamente creata per gli spazi dell’Oratorio San Filippo Neri. La scena si struttura in uno spazio che assume il valore simbolico di giardino sacro, un luogo senza tempo dove un uomo e una donna, in scena e/o virtuali, percorrono il ciclo della vita fissandolo nell’eternità del rito al quale il pubblico prende parte come spettatore. Una composizione originale di testi poetici, musica, azioni fisiche e canti, che mira ad attualizzare i materiali performativi provenienti dalle tradizioni culturali dei diversi luoghi del mondo, attraversati dal progetto.


PERFORMAZIONI INTERNATIONAL WORKSHOP FESTIVAL / I FIORI DEL MALE O LA CELEBRAZIONE DELLA VIOLENZA

Il testo “I fiori del male o la celebrazione della violenza” è un monologo scritto nel 2018 ed è giocato dallo stesso autore sotto forma di conferenza che segue la linea dell’autofinzione, alla quale il drammaturgo franco-uruguaiano Sergio Blanco si dedica già da alcuni anni. Con un solo schermo come apparato scenico, alcuni libri, una lampada e una proiezione permanente del quadro Sansone accecato dai Filistei di Rembrandt, reinterpretato dall’artista visivo Miguel Grompone, l’opera coinvolge il pubblico in un’esposizione sulla violenza e la letteratura che colpisce per la sua profondità, la sua radicalità e la sua nitidezza.  Mentre la lettura avanza, ciò che cattura lo spettatore, di questo formato originale, che lo stesso Blanco ha chiamato Conferencia autoficcional, è che il testo non parla solo di violenza e di letteratura, ma del modo intimo in cui il suo autore ha vissuto la violenza letteraria, patendola con dolore e tormento e allo stesso tempo sperimentandone il godimento e il piacere.

Questo fa si che il monologo non si limiti solo alla semplice ed evidente condanna della violenza, che naturalmente c'è e con grande fervore, ma riesca anche a sprofondare nella celebrazione di questa violenza letteraria che cerca nel male la bellezza.

 

In questo modo “I fiori del male o la celebrazione della violenza” è un testo dove il complesso problema della violenza, dal momento in cui è trattato dal punto di vista letterario, sfugge dalla morale castrante, per proiettarsi con totale libertà nella poesia. Come spiega Sergio Blanco nella sua conferenza: "La letteratura sarebbe quindi il posto che l'umanità avrebbe trovato per poter parlare di violenza. Per raccontarla. Lo spazio letterario ammetterebbe quindi la violenza poeticizzandola ".

 


PERFORMAZIONI INTERNATIONAL WORKSHOP FESTIVAL / LA CITTÀ GLOBALE MEGALOPOLIS #BOLOGNA

Lo spettacolo sarà composto da diversi quadri che rappresentano i differenti volti di una poliedrica città virtuale. Una città “invisibile” dalla quale emergono aspetti reali, visioni e ricordi espressi attraverso le azioni dei performer, la drammaturgia in più lingue, le ambientazioni sonore, il video mapping. Elementi che, all’unisono, disegnano una sorta di mappa architettonico- esperienziale in cui il performer, come un Marco Polo contemporaneo, compie continue trasfigurazioni, calandosi in tempi, luoghi, spazi e personaggi diversi, per dare corpo ad alcune maschere della contemporaneità. In questo errare egli incontra alcune figure che con la loro specificità artistica rappresentano i paesi narrati.


FANIA OZ-SALZBERG CON ALESSIO VASSALLO / PER AMOS OZ: LA MEMORIA NELLE PAROLE

Rammemorare significa non dimenticare, è memoria personale e di un popolo. Ed è la parola ad essere “ponte” sull’abisso dell’oblio. Il raccontare consente di cogliere dei “passaggi” che segnano le svolte, nel tentativo della coscienza di cogliersi come soggettività umana, rimanendo sempre luogo di domanda. Attraverso le parole del grande scrittore israeliano Amos Oz, recentemente scomparso, la figlia Fania Oz e l’attore Alessio Vassallo ripercorreranno poeticamente il denso mistero autobiografico e universale della sua scrittura, delinenadone la permanenza rammemorante, che è appello, chiarità che ci/si apre.

Programma Mens-a 2019 con volti